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GIORGIO LENZI

Lenzi, da 30 anni re dello jodler

SABATO, 22 DICEMBRE 2007

Pagina 25 - Cronaca

Lenzi, da 30 anni re dello jodler

La lunga carriera artistica della «Voce delle Dolomiti»

SANDRA MATUELLA

LEVICO TERME. Giorgio Lenzi, il re dello jodler e impareggiabile cantore delle bellezze dolomitiche, oggi festeggia i suoi primi trent’anni di carriera al Teatro Caproni di Levico: questo evento è organizzato dal Comune, inizia alle 21 ed è a ingresso libero. Lenzi ripercorrerà trent’anni di musica intonando i suoi classici come “Vi mostreremo le Dolomiti” e “Sarà una danza”, verranno mostrati in anteprima quattro video e dei passaggi televisivi storici, presentati dallo scrittore Luciano Decarli. Conosciuto come la Voce delle Dolomiti, Giorgio Lenzi rappresenta un fenomeno artistico complesso, ad iniziare dal suo stile vocale: è uno jodler diverso da quello tirolese molto ritmato, poiché in Lenzi si sposa con il belcantismo melodico tipicamente italiano. Fenomenale anche la sua carriera artistica: ha lavorato con tutti i più importanti conduttori televisivi da Pippo Baudo a Mike Buongiorno, Adriano Celentano, Maurizio Costanzo, Fabio Fazio, Gigi Sabani, Simona Ventura e Lorella Cuccarini. Il suo stile canoro inconfondibile si è saputo adattare alle più diverse forme di spettacolo televisivo italiano, ma anche tedesco, americane e canadese di Rai Corporation.
“Artisticamente sono nato nel 1975 negli studi Rai a Milano - spiega Lenzi - scelto da Pippo Baudo per la trasmissione radiofonica Settimana Corta, e in televisione, nel 1976 per il Poeta e il contadino con Cochi e Renato”.
Come è diventato la voce delle Dolomiti?
“Io canto l’amore per la natura e la bellezza delle nostre montagne: le Dolomiti sono conosciute in tutto il mondo perché sono di una bellezza tale da far innamorare chiunque. Ebbene, io canto proprio sotto il loro influsso”.
La sua voce melodica è capace di difficili virtuosismi canori: qual è il segreto?
“Nel mio canto c’è la cultura della montagna e i gorgheggi dello jodler non si possono imparare perché sono un dono di natura che ho ricevuto direttamente dalla mia mamma Rossetta: aveva una voce aggraziata, da sopranino leggero e cantava in chiesa.
Quali sono stati i momenti più belli della sua lunga carriera?
“Nel 1976 con Renato Pozzetto non dimenticherò mai l’emozione della mia prima diretta televisiva: andò bene e quella scenetta ha fatto il giro del mondo. E poi il Fantastico con Beppe Grillo che cercava invano di imitarmi”.
Un rammarico?
“Sempre nel 1976 ho vissuto uno dei momenti più difficili: attraversavo una forte crisi sentimentale e mi chiamò a Roma il regista Pupi Avati per fare un provino cinematografico: senza falsa modestia, ero davvero un bel ragazzo, però avevo il cuore straziato. Chissà, ho perso il treno per il mondo del cinema”.
I momenti drammatici della vita, come i due gravi incidenti d’auto, hanno influito sulla sua musica?
“Tutto ciò che mi è successo nella vita, gioie e dolori, lo ho sempre portato nella mia musica. Io non sono nato con la camicia, ho sempre lavorato e fatto sacrifici, e proprio dai momenti più drammatici ho capito la bellezza della vita, che per me è arte e la musica è la sua messaggera”.
Com’è il suo rapporto col mondo musicale trentino?
“Devo dire, pur senza rancore, che mi sono sentito spesso snobbato dagli organizzatori di spettacoli, a differenza della gente e della stampa locale che in questi trent’anni mi hanno sempre seguito con passione. Adesso però ho un nuovo agente, Fausto Bonfanti, e il nostro obiettivo è proporre in primavera un grande concerto a Trento”.